Credo
di Roberta Jarussi

Credo alle mani, sempre. Credo alle mani e ai polsi sottili. Credo ai sospiri, credo agli occhi. Io credo al suono, al gemito, allo stridere. Credo alle bugie, tutte le volte. Credo e dimentico, poi di nuovo credo. Credo al sesso come fosse amore, all’amore come fosse pelle, viva, nuda, mia. Credo alla carne anche se mente, credo a quel ridere, e allo spasmo, credo alla fatica, credo alle parole, amore che vuol dire amore, addio che vuol dire addio, credo anche al dubbio, credo al contrario di tutte le cose in cui credo. Credo alle lacrime, anche a quelle stuzzicate dal succo di una cipolla, credo al pianto dei neonati, credo all’oceano che si mette in mezzo, credo al vuoto, grande, io a quello credo, senza domanda, credo ai sogni, credo al sole che porta bene e alla notte che porta consiglio, credo alla tristezza improvvisa in cielo, e al fuoco, credo che il mare ama meglio di te, ma anche lui tanto adesso non c’è, credo ai desideri, quelli di una stella quando cade e del treno che passa al di là di una sbarra chiusa, credo alla bocca che vuole, alla lingua che cerca, credo alle cosce che stringono, credo al pube che preme, credo alla barba che scortica il mento, e all’unghia che taglia, senza volerlo. Credo alle mani pesanti di mio padre. Credo alle pagine, certe. Credo ai figli, i miei. Credo al respiro, il respiro lungo, profondo, lontano, credo che non a tutto c’è rimedio. Credo a quello che dici. Credo alla musica, credo alle sorprese, credo a quei luoghi che mi trattano come fossi nata là, credo alle immagini più che alle parole, quelle prepotenti che spazzano via i gesti e la memoria, credo alla resistenza e all’arrendevolezza, credo al silenzio che non so fare, e ai colori. Rosso rosso. Azzurro. Bianco. Tutti. Credo ai maschi. Io credo sempre ai maschi, credo ai maschi buoni, credo ai maschi bambini, credo ai maschi duplici, credo ai maschi che vogliono figa e pretendono bocca, credo anche a quelli che non chiedono niente, credo a quelli che vengono, si alzano e se ne vanno, credo al maschio che sei, credo agli uomini, quei pochi che esistono, credo ai giovani maschi, ai giovani più che ai vecchi, credo ai maschi vanitosi, credo ai maschi magri, molto magri, magrissimi, e a quelli che si vergognano, credo ai maschi che pisciano seduti, credo ai maschi bugiardi, credo alla bugia delle loro bugie, ma ci credo, credo di sbagliare, anzi ne ho la certezza. Credo al sud, credo alla terra di tutti, senza solco, senza confine, credo alla terra più che al cemento, credo alla tana, e al nido, credo alla famiglia, ma solo a quella mia, credo alla fede, ma senz’altari e senza ricchezza, credo allo spirito, ma di più al corpo, credo al giorno più bello di tutti, credo alla storia che scrivo e a quella già scritta, credo al presente.
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Frammenti di cose volgari
AA.VV. 539 pp - 2009
ISBN: 978 88 9650 200 6
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