Gaetano Cappelli
Canzoni della giovinezza perduta
Marsilio, pagg. 331, € 19,00
Fa caldo. Domenica. Sono solo in casa. E forse in città. Sono tutti al mare. Il sole batte contro gli infissi. Sembra l’assedio di un nemico. Ho fra le mani Canzoni della giovinezza perduta di Gaetano Cappelli (una raccolta di racconti pubblicati nell’arco di venti anni) e non so cosa mi abbia spinto a cominciare questa recensione con una citazione di Marino Moretti. Cesena, la pioggia, la tristezza. Che c’entra? Che c’entrano i versi di Marino Moretti con i racconti di Gaetano Cappelli? E poi nella poesia è mercoledì. Che c’entra la sorella bambina del primo, sposa da sei mesi e già vittima dei suoi sogni, con i vitelloni di Gaetano Cappelli e le loro vite spericolate fra amori e ambizioni artistiche e professionali? Non lo so. Però è certo che non riesco a rinunciare a questa suggestione. E vabbe’ che è una forzatura pubblicitaria l’accostamento critico allo statunitense Philip Roth al quale Cappelli deve l’improvvisa popolarità letteraria degli ultimi anni, ma Marino Moretti che c’entra?
Forse è che la provincia è la stessa ad ogni stagione e latitudine e Cesena vale Potenza d’estate e d’inverno. Ma che c’entra il languore intimistico e crepuscolare del giovanissimo Moretti (mai letto le prose dell’età matura) con gli slanci vitalistici e il romanticismo erotico dei eroi di Cappelli? Proiettati, per di più, sull’asse verticale provincia-metropoli, per esempio Pietragalla-New York. E poi, dov’è in Moretti la sulfurea ironia di Cappelli? La letteratura è fatta di dettagli: i sentimenti sono sempre gli stessi cambia il modo in cui vengono raccontati. I particolari fanno la differenza.
La verità, però, è anche un’altra. Un racconto è uno sguardo sul mondo. La verità di un racconto è negli occhi di chi guarda, e scrive. C’è una tenerezza più profonda dello sguardo del fratello Marino Moretti nei confronti della sorella? «Tu mi sorridi. Io sono triste. E forse /R32;triste è per te la pioggia cittadina, /R32;il nuovo amore che non ti soccorse,R32;//R32;il sogno che non ti avvizzì, sorellaR32;/ che guardi me con occhio che s’ostina /R32;a dirmi bella la tua vita, bella,R32;//R32;bella!...»
E è forse diversa o c’è tenerezza maggiore di questa? Da Tre mestieri sentimentali, pubblicato per la prima volta nel ’96 in Errori (Mondadori). «Ho incontrato una mia compagna del liceo qualche tempo fa. Mi ha detto: “Non so, ma da te m'aspettavo qualcosaltro”. Ci ho pensato, mentre le rispondevo che non era poi così male, e mi sono detto anch'io che da me m'aspettavo qualcosaltro che non andare tutti i giorni in un paese merdoso, a sentirmi le stronzate dei colleghi in macchina, il tanfo degli scolari ammassati in un’aula con le pareti grigie, le luci al neon sempre accese. Dovevo pensarci prima, ma quando mi sono iscritto all'università nessuno si sognava di pensare a dopo.»
( continua )
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Frammenti di cose volgari
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