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Il teorema dell'amore perfetto, di Federica Morrone e Cristiana Rumori
Intervista a Cristiana Rumori e recensione di Oscar Buonamano
[ Massa Critica ]


Federica Morrone, Cristiana Rumori
Il teorema dell'amore perfetto
Newton Compton Editori, pagg. 192, € 9,90

 

 

 

 

Due personaggi stereotipati, due figure che hanno poco di speciale, possono diventare gli assiomi del teorema dell’amore perfetto. La storia ha inizio in un ufficio postale. Tommaso è in partenza per un viaggio di lavoro che durerà poco più di un mese, Anna è impegnata in una conversazione telefonica in cui detta il suo numero di cellulare. Così, per gioco, Tommaso invia un sms ad Anna che dopo una riluttanza iniziale risponde a quel primo messaggio. E due solitudini s’incontrano. Una solitudine non consapevole la prima, quasi da ultima spiaggia la seconda.
Inizia un lungo corteggiamento tra i due sconosciuti che utilizzando sms, mail e piccoli video, seppur coinvolti in vite piene, scoprono la bellezza dell’innamorarsi. La curiosità e la singletudine fanno il resto.
Le nuove tecnologie che fanno dell’immediatezza la loro caratteristica principale diventano qui elementi che accompagnano la riscoperta di un tempo altro, che scorre lento e che aiuta a conoscersi e a conoscere.

 

Intervista a Cristiana Rumori

Cristiana Rumori, pescarese, vive  e lavora a Roma. Sceneggiatrice, blogger, line producer di effetti digitali, ha esordito con “Microcosmi erotici”, serie di racconti in cui vestiva i panni di uomini sempre diversi. Coinvolta nel progetto letterario Roma per le strade vi ha partecipato con il racconto “Vista San Pietro”. È in libreria con il suo primo romanzo scritto insieme a Federica Morrone, con la quale aveva già condiviso l’esperienza di “101 trattorie e osterie di Roma dove mangiare almeno una volta nella vita e spendere molto poco” edito da Newton Compton Editori.


A tre anni dal tuo esordio letterario con una raccolta di racconti, “Microcosmi erotici” che ti vedeva nei panni di più uomini, ti riproponi nella stessa veste. Un’esigenza, una ricerca o semplicemente un caso?

Direi un piacere, un divertimento, un gioco o semplicemente il desiderio di continuare a perlustrare la mente maschile. Quando è nata l’idea del libro a me è venuto naturale scegliere il ruolo dell’uomo. Tommaso, il protagonista, si è presentato qualche giorno dopo, aveva solo un nome, un biglietto aereo per Seattle e il suono di una voce che aveva catturato la sua attenzione, quella di Anna, interpretata da Federica Morrone. Giorno dopo giorno ho indossato i suoi panni impregnandoli del mio bisogno di viaggiare nella realtà e nella finzione.


«Nessun punto di vista è mai davvero banale» scrive Stephenie Meyer nell’introduzione al racconto lungo “La breve seconda vita di Bree Tanner”. Sembra essere una riflessione che ha accompagnato anche il vostro lavoro. Partendo da due esistenze apparentemente banali, quelle di Tommaso e Anna i protagonisti della vicenda, vi avventurate in un lungo viaggio attorno alla vita e all’amore.
Io e Federica volevamo scrivere un libro che parlasse d’amore, partendo dalla frase di Sepulveda che apre il libro «Amore, quel formidabile sostantivo che iniziavamo a declinare alla nostra maniera». Il rispetto per i tempi dell’amore, per i tempi che ognuno ha. Il recupero della lentezza, l’ascolto dell’altro ma soprattutto l’ascolto di se stessi. L’amore si veste spesso di banalità, di frasi altrui, di idee prestampate, di etichette. Noi volevamo declinare l’amore alla nostra maniera.

Un’aspirazione a un tempo nuovo, come liberato dalla velocità dell’operare, in grado di farci conoscere meglio noi stessi e gli altri.
Noi che siamo così intrisi di velocità possiamo concederci ancora il tempo di fermarci ad annusare l’aria, a respirare l’altro, a conoscerlo, a conoscerci. Ogni incontro è un esperienza a sé, un’occasione per fare il passo successivo verso la nostra crescita personale.

È stato difficile concepire un romanzo a quattro mani? Quali i momenti di maggior difficoltà?
È stato facile come partire per un viaggio. Un viaggio che io e Federica abbiamo fatto dentro la nostra amicizia, dentro l’amore che proviamo per il mestiere di scrittore. Un lungo rapporto epistolare (via e-mail), ognuna sul suo personaggio, io Tommaso, lei Anna, ognuna dietro le proprie giornate. Lontane nello spazio, vicine nell’intento. Per questo abbiamo deciso di non prendere accordi sulla storia, i nostri personaggi ci hanno preso per mano e noi, complici, li abbiamo seguiti. Finito il libro, è stato difficile salutarli.

Dopo aver raccontato la storia di Anna e Tommaso, l’idea che avevi dell’amore è cambiata?
Un libro ti porta sempre da qualche parte, in un luogo che consapevolmente o meno volevi raggiungere. Dopo il libro, la mia idea dell’amore è maturata. Ora avverto il forte desiderio e l’impulso a credere che in una relazione il segreto sia “essere individui insieme”, con la convinzione di restare due persone, due caratteri, due esseri umani che fanno un viaggio insieme, lungo o breve che sia.

14/07/2010
Postato il 14/07/2010 08:55 da maria zimotti
Ogni incontro è un esperienza a sé, un’occasione per fare il passo successivo verso la nostra crescita personale.Davvero interessante.
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