e mi hanno fatto uno scherzo
di Roberta Jarussi

E mi hanno fatto uno scherzo. Qualcuno s’inventa il social network, fantastica irrinunciabile insostituibile piattaforma virtuale, a tenere unite Tutte le persone Tutte della Vita Tua, presente passato e di là da venire, vite intrecciate sovrapposte smagliate smorzate mangiucchiate deformi finite zerbinate e marce, andate, morte sepolte riesumate, insieme, tutti quanti, tutti, vicini vicini, belli e brutti, buoni, cattivi, sinceri e bastardi, umili e spocchiosi, pappa informe indefinita insipida inutile senza indentità, stesso spessore colore alone, piattume, stesso retrogusto sulla lingua, nessuna sfumatura, niente difetti né bellezza, niente nome e cognome, quel che trovi scritto, unica testimonianza dell'essere, è luce asciutta, non abbaglia e non da ombra.
Lascia perdere la verità. Lascia stare le cose come stanno. Dimentica quel che sei, e il sentimento blindalo altrove. E ci siamo finiti tutti. Sotto falso nome, senza volto o celati da finte identità. Siamo qui. Li conto su una mano, gli assenti. Il mio scrittore preferito. La mia amica d’infanzia. Il mio nuovo capo, un paio di fratelli dei mie…
E mi è piaciuto. All’inizio dicevo la verità. Il più giovane tra i miei ex mi dice No! Non parlare così! In principio mettevo certe foto, il mio amico mi prende in disparte, mi fa Ma dai, toglila quella! E ho postato la mia canzone del cuore, messaggio in codice per una e una sola persona, lui se ne accorge, e Non sbatterla qua! È roba nostra! Per non far danni, allora, scrivo solo al ‘chiuso’, quell’altro amico tira il labro di lato, mi fa Ma non capisci niente!
Mi metto da parte, mi guardo in giro, spio, sbaglio, apprendo, evito i coetanei, i più giovani mi svelano trucchi in privato, sperimento, divido invece che moltiplicare emozioni, sottraggo invece che aggiungere, smusso le intenzioni piuttosto che affilarle, mi tolgo gli occhiali perché mi torni una visione sfocata, distante e blanda, escludo il particolare e guardo solo al tutto, elimino l’individuo e penso alla folla, dimentico i miei gusti precisi e le mie idee, la mia etica, le mie inclinazioni politiche, sessuali, bestiali, umane, tradisco il mio brutto carattere e mi faccio garbata, normale, neutra, mezz’e mezzo. Cito nomi gradi per non citare me stessa. Regalo canzoncine tristi per sminuire l’allegria, e musiche leggere direttamente dall’orlo del fosso, parlo di amore a chi l’amore mio non l’ha visto mai, e scanso chi amo. Mento, e gioco, sorrido, confondo, accendo scintille, e cerco, parlo al monitor come a uno specchio, lo guardo negli occhi, gli racconto quello che voglio, non quel che è. Ci metto dentro cose buone, anche. Molto buone. Molto serie. Svenduta, sfinita, senza volerlo. Non incontro nessuno qua, in questa vasca virtuale, sotto e sopra, tornotorno a far sempre lo stesso giro.
Non ho imparato molto e non ho fatto regali. Però sono diventata brava. So fare, ora.
Allora, ci vediamo, ci sentiamo... wow, Mi piace!, poi Non mi piace più, ci diciamo tante cose, parliamo, ma niente, mi raccomando, tutto bene, sì sì, tutto bene, ci spiAmo, commentiamo e ci piacciamo un sacco, ma assai!, stiamo insieme, tutti insieme, una festa!, una folla, finiamo nelle stanze di persone mai viste, amici, amico di amici di amiche!, amica di amici di amiche amiche di quell'amico, c'è chi gira in mutande, chi si copre la faccia e si tappa le orecchie, chi scopa al buio e chi in bocca alla piazza, finestra spalancata e spalle al muro, chi odia le scarpe, chi porta solo tacchi a spillo e fa un rumore della madonna, chi interroga, il faro negli occhi, chi resta ore allo specchio, gira e rigira d'avanti da dietro di lato da sotto e da sopra, e chi allo specchio, merda, non ci pensa proprio. Chi mostra e chi cela, chi osa e chi imbroglia, chi scopre, chi sbava, chi spinge, chi unge. Chi pensa pensieri veri, chi s'impressiona e ci ride sopra. Una minestra, senza fuoco.
Una piazza, una vetrina. E il sentimento è bandito, ed è vietato penare, e dire, e piangere e amare, ché se ti sveli sei fuori dai giochi, e io No!, no no, non voglio uscire, voglio stare, Io, voglio essere tua, amica, amica di amici, amica del tuo amico e amico amico dell'amica migliore dei miei. Faccio una ragnatela all'uncinetto, mi riposo tra le maglie, mi prendi?, scherzo, bugia, e scrivo, ma niente, butto il tempo, non è niente, poi passa, appendo i cazzi miei con la punes sopra al muro di nuvola, non lo posso manco sfondare a craniate che tanto non c'è, guardami, esisto!...
Ho conosciuto piazze rotonde, piccoline, chiuse tra i monti, a picco sul mare, o nella fossa, pavimento di sabbia e il soffitto di cielo, e quadrate immense, senza traffico, e zeppe di voci odori spezie colori piccanti, e smog, e urla, e sole che sapeva di sale e la nebbiolina rosa all'orizzonte. Ho toccato amici di ogni dove. Ho perso amore e ritrovato sguardi che credevo fottuti. Ho stretto mani, ho confessato senza mezza parola, ho amato senza carezze, ho leccato succhiato bevuto senza un cazzo di amore, ho perso e ho preso cose che non spettavano a me. Ho un amico forse due. Ne ho uno vicino. Un altro lontano ma c'è. Uno che non rivedrò, e quello con le pezze al culo, amici fatti di carne, occhi negli occhi, parole e pause, un segreto, mani, assenze tatuate, colpi, gesti, insulti e fughe, calore, fuoco, vita viva, che nessuna vetrina vituale potrà più regalarmi.
Che te lo dico a fare.
Di Roberta Jarussi puoi leggere Colpa del vento.
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Frammenti di cose volgari
AA.VV. 539 pp - 2009
ISBN: 978 88 9650 200 6
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